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lunedì 3 giugno 2013

Gioco, società e videogame

Vi proponiamo un breve report del seminario tenuto lo scorso giovedì 30 maggio da Romina Nesti (Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell'Università di Firenze) all'interno del ciclo di incontri sulla Videogame Education organizzato dal Med Toscana.
La riflessione proposta dalla prof. Nesti inizia con un ritorno alle origini: come si definisce un gioco? E soprattutto quale rapporto esiste tra gioco, giocattolo e società? Ogni artefatto deputato al gioco è frutto della cultura e dei modelli di riferimento che si vogliono trasmettere: McLuhan afferma che il gioco è come medium, "un modo attraverso il quale l'intera società parla a se stessa" (2002, p. 259).
Il videogame allora può essere visto come il gioco scaturito dalla nostra società, il cui tratto distintivo è proprio il fatto di essere digitale: possiamo considerarlo come un nuovo giocattolo, tuttavia già dalla scelta del nome (videogame e non videotoy) emerge il riferimento ad una nuova forma del giocare, che non era prima presente. Inoltre, la parola giocattolo, così come quella toy inglese, è riferita sempre all'universo infantile, mentre i videogame sono rivolti ad adulti.
Il successo del videogioco è legato quindi alle sue caratteristiche distintive (interattività, virtualità, immersività) ed ai processi di mercificazione che lo rendono tanto pervasivo da contribuire alla costruzione di nuovi immaginari: linguaggio, musiche e personaggi del videogioco diventano parte della vita quotidiana e della società...I mondi si intrecciano per effetto della convergenza mediale, dando vita a innumerevoli casi di contaminazione!